IL BARBO TIBERINO E' SALVO!

5 giugno 2021

5 giugno 2021 giornata mondiale dell'ambiente. Boom di nascite nelle vasche dell’Antica Acquacoltura di Molin di Bucchio, dove tornano a riprodursi barbi tiberini, ghiozzi e gamberi di fiume. Oggi – Giornata Mondiale dell’Ambiente dedicata al ripristino dell’ecosistema - si festeggiano gli oltre 5.000 gli avannotti di barbo tiberino liberati nei torrenti dell’Appennino casentinese nel 2020 e le 20.000 uova fecondate che contribuiranno ad aumentare significativamente la popolazione ittica Il merito è di una start up di giovani, modello europeo di acquacoltura sostenibile e partner del Contratto di Fiume Casentino H2O, impegnato a promuovere azioni e interventi per il miglioramento idraulico, ambientale ed economico della vallata

Nella giornata mondiale dell’ambiente a Molin di Bucchio si festeggiano le nascite e i 5.000 avannotti di Barbo Tiberino immessi, nel corso del 2020, nelle acque dei torrenti da cui la specie sembrava ormai sparita.
Siamo in Casentino, all’interno del perimetro del Parco delle Foreste Casentinesi, dove l’Arno – per dirla con Dante – è poco più che un fiumicello.
Gli avannotti sono nati qui nelle vasche dell’antica troticoltura, costruite presso il mulino alla fine dell’Ottocento, abbandonate negli anni Settanta, dove, solo di recente, è tornata… la vita.
A rimetterle in funzione due giovani che, dopo la laurea, sono rimasti tenacemente aggrappati alla loro “montagna”, con un sogno: contribuire a migliorare un ecosistema già ricco di eccellenze.
Andrea Gambassini e Alessandro Volpone, con l’aiuto di Claudio Bucchi, erede dell’impianto, hanno cominciato così a dare una svolta sostenibile all’acquacoltura. Hanno impostato un allevamento ittico non intensivo, attento alla qualità dell’ambiente e al benessere degli animali. Nelle vasche alimentate con acqua sorgiva purissima, in cui la densità è “confortevole”, i pesci sono nutriti con mangime biologico mescolato solo con aglio macerato, un antisettico naturale. Con questa tecnica l’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio a dicembre 2020 si è meritata la nomination ed è diventata un modello europeo di buone pratiche per la produzione ittica, in particolare di trote fario, trote iridee e salmerini.
In collaborazione col Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, parallelamente alla linea produttiva di altissima qualità, è cresciuto l’impegno per la conservazione delle specie autoctone. Così dal 2018 ad oggi, in questo spicchio di paradiso, si è registrato una sorta di “miracolo”. Sono stati riprodotti e rilasciati il ghiozzo di ruscello e il barbo tiberino. In quantità ormai da record. Dopo gli importanti rilasci del 2020, infatti, sono già pronte altre 20.000 uova fecondate: adesso si attende con fiducia la schiusa per contare i nuovi esemplari che andranno ad arricchire ancora le acque della vallata.
Intanto dietro l’angolo si profila già un altro traguardo: rintracciare la trota autoctona, progetto che sarà portato avanti dall’Antica Acquacoltura con l’avallo dell’Ispra.
Intervista Andrea Gambassini
“L’impianto di Molin di Bucchio è un fiore all’occhiello per il nostro territorio ed è un partner importante del percorso partecipativo Casentino H2O, il contratto di fiume promosso dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno sul tratto iniziale dell’Arno e sui suoi affluenti”, commenta la Presidente dell’ente, Serena Stefani e aggiunge: “In questi giorni, stiamo lavorando alla definizione di obiettivi e azioni da portare avanti nella cornice del contratto di fiume: l’obiettivo è trovare soluzioni nuove e condivise per coniugare sicurezza idraulica e biodiversità; agricoltura e lotta ai cambiamenti climatici; natura, attività produttive e turismo, in una dimensione di sostenibilità ambientale. Festeggiare oggi – Giornata mondiale dell’Ambiente dedicata al ripristino dell’ecosistema - il rilascio di un numero così importante di esemplari di Barbo Tiberino è decisamente un buon inizio: un punto di partenza che ci stimola a studiare e programmare interventi volti a conservare e a migliorare le caratteristiche naturali che rendono unico il Casentino con i suoi fiumi”.

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