VALDICHIANA SOTTO STRETTA SORVEGLIANZA

29 maggio 2019

Il Consorzio impegnato in un costante controllo del territorio Occorre un tavolo tecnico per studiare interventi strutturali capaci di mitigare la situazione di rischio

Un tavolo tecnico per studiare interventi strutturali capaci di mitigare il  rischio idraulico che tiene in ostaggio la Valdichiana. Autorità idraulica, Comuni e Consorzio, insieme, per elaborare una ricetta capace di mettere in sicurezza il vasto territorio interessato da un reticolo fragile e delicato. A proporlo è la Presidente dell’ente Serena Stefani che, da giorni, segue da vicino l’attività della struttura consortile nel territorio, coordinati dall’Ing. Serena Ciofini e dal  geologo Dott Michele Gobbini, impegnati, insieme ai dirigenti ed i tecnici del Genio Civile Valdarno Superiore, nell’attività di controllo e monitoraggio delle situazioni di rischio.

“In Valdichiana scorrono  corsi d’acqua a regime torrentizio caratterizzati da pendenze modeste. In caso di precipitazioni importanti, in passato, avevano la possibilità di espandersi naturalmente in ampi spazi aperti, senza creare danni e disagi.  Adesso invece, si trovano   intrappolati  tra ponti e tombamenti; stretti tra case, strade e fabbriche. Quando si registrano  fenomeni meteorologici imprevisti, repentini e consistenti, come quelli che hanno investito la zona in questi giorni, la reazione è sempre la stessa: i corsi d’acqua del fondo valle si riempiono, il reticolo minore va in tilt, le aree più basse si allagano e, quando anche i canali principali vanno in piena e il livello nel canale Maestro sale, la situazione di “stallo”   si prolunga anche  per giorni, le sponde e gli argini si saturano   e le opere rischiano di franare”, spiega l’ingegner Serena Ciofini, responsabile del Servizio Difesa Idrogeologica del Consorzio 2 Alto Valdarno. “E’ chiaro – aggiunge – che l’attenta e puntuale  manutenzione ordinaria del reticolo di gestione, effettuata ogni anno dall’ente, può mitigare il rischio, ma non può scongiurare i disagi e i danni che si ripetono con ricorrente puntualità in un reticolo che mediamente ha una capacità di contenimento in termini di “tempi di ritorno” non superiore a qualche anno, quando oggi sulle nuove progettazioni  viene richiesto il contenimento delle piene con almeno un tempo di ritorno duecentennale.  Per questo servono interventi strutturali, che, partendo dalla valutazione attenta del sistema e della sua trasformazione nel tempo,  riescano a trovare soluzioni adeguate a criticità conclamate”. Per chiarire il concetto, basta un esempio. Sul Mucchia, a Cortona, il Consorzio ha effettuato gli interventi di manutenzione ordinaria  sulla vegetazione, a febbraio, nell’area a valle e, proprio la settimana scorsa, nel tratto urbano, tra la ferrovia e la provinciale. Eppure questo non è bastato a mettere in sicurezza il corso d’acqua. Lo stesso discorso vale per gli altri canali che attraversano tanti centri del versante aretino e senese della Valdichiana.

A complicare la situazione ci sono inoltre   tane, cunicoli e caverne arginali scavate dagli animali:  un fenomeno diffuso che aggiunge fattori di rischio  a un quadro già complesso e delicato.

Sul Mucchia, infatti, la rottura dell’argine, che ha causato l’allagamento nei pressi del ponte di  Monsigliolo, è dovuta proprio alla presenza di una popolazione stabile, numerosa e organizzata di istrici e nutrie. Ogni anno il Consorzio interviene per chiudere e tamponare lo “sforacchiamento” diffuso. Ma,  non basta. Gli “ospiti” ben presto tornano e ricominciano a scavare.  “Anche in questo caso sarebbe urgente e necessario un piano serio e concertato di delocalizzazione degli animali. In caso contrario si rischia di polverizzare risorse senza risolvere il problema”, conclude Serena Ciofini.

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