RICORRENTI CONDANNATI

4 dicembre 2018

Dal settembre ad oggi, il CB2 recupera 25 mila euro. I ricorrenti condannati a pagare 6.300 euro di spese di giudizio. Nel corso del 2018, 15 sentenze favorevoli porteranno nelle casse dell’ente 45.000 euro da reinvestire sul territorio

Nuova sonora bocciatura per i proprietari di immobili che contestano il pagamento del tributo di bonifica. Ancora una volta, infatti, i giudici tributari provinciali e regionali hanno dato ragione al Consorzio Alto Valdarno che, dall’inizio del 2018 ad oggi, ha collezionato 15 sentenze a suo favore ed è così riuscito a recuperare circa 45.000 euro: un piccolo patrimonio che sarà interamente reinvestito in interventi per il miglioramento della sicurezza idraulica del territorio.

A chiudere la sequenza di azioni legali, favorevoli alle ragioni presentate dal CB2, l’esito di cinque ricorsi (due di fronte alla Commissione Tributaria Regionale, tre di fronte alla Commissione Tributaria Provinciale) relativi ai ruoli emessi nel 2011, 2012,2013, 2014 che hanno permesso il recupero di 25 mila euro.

Con questi ulteriori pronunciamenti, in particolare,  è stata definitivamente scardinata la tesi per cui i consorziati possono sottrarsi al pagamento del tributo, appellandosi  a una generica contestazione del perimetro di contribuenza e del piano di classifica,  strumenti tecnici che definiscono  i criteri e le modalità per il calcolo degli importi in un determinato comprensorio. Se il contribuente, a suo tempo, non li ha impugnati di fronte alla giustizia amministrativa, non è il Consorzio che deve dimostrare l’efficacia dell’azione svolta sulle proprietà dei singoli, ma è compito del titolare di queste  provare in modo puntuale che il bene interessato non ha percepito alcun vantaggio dall’attività svolta dal Consorzio. Verdetto semplice e chiaro che ha la sua pietra miliare nella sentenza pronunciata dalla Suprema Corte già il 21 febbraio 1997.

Ad essa i giudici provinciali e regionali hanno fatto riferimento per bocciare le richieste presentate in modo autonomo da due proprietari immobiliari e quella collettiva proposta da 87 consorziati dell’ex comprensorio 31 Valdichiana Aretina, la più significativa sul piano economico.

A seguito della class action andata a vuoto, infatti, i ricorrenti sono tenuti a saldare  al Consorzio il dovuto: quasi 18.000 euro. Non solo. A rendere esemplare la punizione, la condanna  al pagamento di 5.000 euro di spese di giudizio oltre agli oneri accessori, inflitta dalla Commissione Regionale.

Identica pesante conclusione per gli  altri due ricorsi. La Commissione Tributaria Regionale ha presentato al consorziato dell’ex comprensorio 31 Valdichiana Aretina “sconfitto” un conto di 2.700 euro:  quasi 1.900 euro per il tributo non corrisposto, a cui ha aggiunto 800 euro per le spese di giudizio.

Stessa sorte per un altro proprietario di immobili, che ha contestato il pagamento delle cartelle emesse dall’ex comprensorio 23 Valdarno. In base alla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale  dovrà liquidare al CB2, suo “erede”, 5.231 euro, oltre agli oneri di riscossione e alle spese di notifica, e, in più, sarà obbligato a pagare 500 euro per le spese di giudizio.

Sono recentissime le sentenze della Commissione Tributaria Provinciale contro un altro proprietario di fondi, che si è opposto al pagamento delle cartelle per il recupero delle quote consortili, maturate dall’Alto Valdarno nel 2013 e nel 2014. L’azione legale, promossa per evitare di saldare un importo di poco superiore ai 230 euro, si è conclusa con una sconfitta. I giudici aretini hanno confermato la correttezza della richiesta avanzata dall’ente.

“Sono soddisfatto del risultato, che permette al Consorzio di disporre di maggiori risorse da destinare all’importante attività di manutenzione dei corsi d’acqua”, commenta il Presidente Paolo Tamburini.

“Il puntuale pagamento del tributo di bonifica consentirebbe all’ente una più efficace programmazione degli interventi e al consorziato di risparmiare, liquidando il dovuto nei tempi indicati dall’avviso bonario. Le sentenze pronunciate in questi   mesi confermano che gli importi richiesti dal Consorzio sono legittimi e motivati dal quadro normativo vigente. Dispiace sapere che c’è chi si avventura ancora in azioni dall’esito incerto e soprattutto che ci sono soggetti che continuano a sollecitare tali iniziative. Tra l’altro, con il rischio di esporre il ricorrente anche al pagamento di onerose spese di giudizio”.

Ed effettivamente il conto presentato dai giudici tributari ai consorziati sconfitti è pesante: 7.200 euro, per i ricorsi persi dal 1 gennaio 2018 ad oggi, cifra che deve essere sommata al tributo dovuto, appesantito da  oneri e interessi.

 

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